Timori della popolazione

Ogni processo di fusione genera una serie di paure e preoccupazioni nella comunità locale che, seppur governabili, è necessario tenere in adeguata considerazione. E’ bene da subito precisare che talune preoccupazioni non dipendono dal percorso di fusione, ma dalle scelte strategiche che le strutture di competenza possono assumere. Ci si riferisce in particolare alla situazione relativa alle banche, alle caserme, alle poste ed alle scuole. Le istituzioni religiose, Parrocchie, hanno già intrapreso da tempo il percorso riorganizzativo con la nascita delle Unità pastorali.

L’ente locale, con i suoi rappresentanti, è l’istituzione dello Stato più vicina al cittadino, la prima a cui questo fa riferimento per ogni necessità. La prospettiva della cessazione della sua vita istituzionale, per entrare a far parte di un nuovo e più grande Comune, genera per questo nei cittadini, la preoccupazione di un allontanamento dello Stato, di una perdita di tutele, di una regressione, specie per quanto riguarda i Comuni più piccoli, al ruolo di periferia, di frazione della nuova realtà comunale, con un decadimento della capillarità e della qualità dei servizi sul proprio territorio ed una difficoltà di rapporti con l’ente.
Le preoccupazioni più profonde, in un paese come l’Italia caratterizzato storicamente dallo sviluppo di uno dei sistemi comunali più forti e radicati d’Europa, sono però legate al tema dell’identità. Perdere lo status di Comune, cancellare il proprio nome e modificare il proprio stemma equivale per molti cittadini a perdere i propri legami storico-identitari, la propria autonomia e indipendenza, le proprie tradizioni, i propri usi e costumi che, nella
maggior parte dei casi, sono stati creati secoli fa. Queste preoccupazioni possono aggravarsi nei casi in cui ci sia un grande squilibrio in termini di popolazione tra i Comuni, per cui il più piccolo vede la fusione come una “espansione” del più grande ai suoi danni.
Di fronte a queste preoccupazioni, tuttavia, è necessario considerare che in molti casi le difficoltà dei piccoli Comuni stanno mettendo a rischio la capacità di governare il proprio territorio e, quindi, la possibilità di tutelarne autonomia, patrimonio e identità. Al contrario, le nuove risorse e la migliore capacità organizzativa, messe a disposizione dalla nuova e più grande realtà comunale, consentono di valorizzare al meglio ciò che il territorio è in grado di offrire. Le nuove prospettive di sviluppo, inoltre, danno l’opportunità di un rilancio di tradizioni e di elementi identitari non sufficientemente in vista a causa delle difficoltà dell’ente. L’appartenenza ad un più ricco e articolato sistema di beni comuni, servizi e opportunità porta con sé un arricchimento e un rafforzamento reciproco delle realtà dei Comuni coinvolti nella fusione: da un lato questi assumono un peso maggiore anche nel rapporto con i Comuni vicini e nei contesti territoriali in cui si colloca il nuovo Comune, dall’altro all’ interno del nuovo ente viene garantita la rappresentanza politica dei Comuni precedenti. Viene data, altresì, la possibilità di istituire i Municipi, come garanzia della fase di transizione anche dal punto di vista identitario: vengono mantenuti, se non rafforzati, i relativi presidi amministrativi che, senza la fusione, sarebbe stato molto difficile mantenere attivi.

La previsione di queste tutele, unita all’avvio di un percorso condiviso, porterà alla nascita di una nuova identità, nella quale verranno mantenute e salvaguardate le tradizioni dei Comuni fusi e che, con il tempo, costituirà una nuova base a cui saranno ancorati i legami dei cittadini con il territorio.